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Lo sportpertutti e la cooperazione internazionale: incontro sui progetti in Senegal

A SportsDays, Fiera di Rimini, l’Uisp presenta anche i suoi progetti di cooperazione internazionale: in particolare sabato 10 settembre l'Uisp ha presentato un progetto che ha la caratteristica di aver coinvolto vari educatori, volontari e dirigenti Uisp di varie Leghe e Aree. Un'esperienza pilota che, più di altre, si è orientata a questo obiettivo è stata quella del progetto di Foundiougne, in Senegal.

Se ne è parlato in un incontro coordinato da Carlo Balestri, responsabile del Dipartimento politiche internazionali, cooperazione e multiculturalità Uisp, tenuto nel pomeriggio di sabato 10 settembre: "L'elemento che voglio sottolineare in questa occasione è senz'altro l'ottimo lavoro delle Leghe Uisp che hanno preso parte al progetto. Riportiamo da questa esperienza un esempio di collaborazione e lavoro in sinergia che può essere da stimolo e incentivo per gli interventi futuri".
Il progetto è stato presentato da Raffaella Chiodo, Uisp e Peace Games, che ne ha descritto l’avvio avvenuto a seguito del "Silenzioso tour della solidarietà Bamako-Dakar", tour ciclistico a tappe che ha idealmente unito le capitali di Mali e Senegal. “Durante l’edizione zero del tour abbiamo allacciato i rapporti con il Cospe (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti) ed insieme è stata individuata Foundiougne, un’antica comunità di pescatori della regione di Fatick, a sud di Dakar, come luogo d’intervento – spiega la Chiodo – Il progetto di cooperazione prevede la realizzazione di corsi di formazione per l’uso dello sport pertutti per l’avvicinamento all’acqua e l’avviamento al nuoto per bambini e adulti. I corsi sono stati rivolti a diverse realtà della comunità di quel territorio: le scuole, l’associazione dei pescatori, l’ispettorato allo sport e i vigili del fuoco. All’inizio i destinatari del progetto pensavano che l’Uisp fosse nel loro Paese alla ricerca di talenti sportivi da scoprire, quindi l’intervento è stato costruito anche sulla trasmissione di una diversa concezione di sport, inteso come strumento di inclusione e integrazione e non solo come campionismo”. Claudio Russo, Responsabile per l’Africa occidentale del Cospe, ha ricordato come lo sport sia lo strumento più efficace e più economico per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio promossi dall’Onu. ”Le pre-condizioni fondamentali per poter lavorare bene in territori in via di sviluppo sono quattro: la sostenibilità degli interventi; la creazione di sinergie; l’utilizzo di metodologie applicate (a Foundiougne, ad esempio, sono stati organizzati corsi di formazione per insegnare a nuotare a persone del luogo che sono diventati a loro volta formatori); le competenze specifiche, ambito nel quale l’Uisp si distingue per preparazione specifica”.
I rappresentanti delle leghe che hanno partecipato alla realizzazione del progetto hanno poi raccontato la loro esperienza: Gabriele Tagliati, vice presidente della Lega attività subacquee Uisp, ha confermato il problema della scarsa confidenza con l’acqua. “Abbiamo verificato che si trattava di una vera esigenza: il distacco della popolazione nei confronti del loro fiume come ambiente da vivere era visibile anche nei disegni, in cui non venivano mai rappresentati acqua, pesci, etc. Non dovevamo solo insegnare a nuotare ma creare un legame con l’acqua. Abbiamo portato i ragazzi in acqua indossando le maschere e giocando, dopo i primi giorni qualcosa era già cambiato: hanno scoperto che il fiume doveva essere il loro territorio. Abbiamo deciso di trovare qualcuno che in loco potesse portare avanti il progetto e ci siamo rivolti ai pompieri che hanno capacità dettate da corsi già fatti. Non abbiamo tagliato gli altri interlocutori, ma ampliato i contatti anche ai pompieri”.

Luca Dalvit, della Lega calcio ha focalizzato l’attenzione sul lavoro fatto per comunicare l’idea che il gioco del calcio e gli sport in generale, possono essere praticati da tutti, non solo dai campioni. Annalisa Lapisti, rappresentante della Lega nuoto Uisp, ha evidenziato la scarsa partecipazione femminile difficoltà e l’intenzione di lavorare per ampliarla il più possibile: “Abbiamo cercato di coinvolgerli attraverso schemi semplici di approccio all’acqua : non è importante sviluppare tecniche natatorie per diventare campioni ma favorire la nascita di una familiarità con l’acqua, fargli vedere il fiume come parte del loro ambiente e non solo luogo di lavoro”.
Marco Tommasi, vicepresidente della Lega vela ha raccontato l’esperienza della costruzione di una piroga, strumento della tradizione locale e mezzo, non solo d lavoro ma anche di comunicazione: “Il compito della piroga è quello di spostare il confine, scoprire che c’è un modo diverso di vivere il mare”.
Ha chiuso l’incontro Vincenzo Manco, vicepresidente nazionale Uisp: “Progetti come questi fanno crescere la consapevolezza che un’associazione di diritti come la nostra costruisce percorsi di cittadinanza anche rispetto a popolazioni mondiali. Partendo da questa acquisizione è necessario ripensare un sistema di alleanze che sposti più avanti l’asticella: se lo sport è uno strumento di sostenibilità e non solo economica, allora bisogna convocare le istituzioni ad impegnarsi al nostro fianco”.